Respiriamo circa ventiquattr’ore al giorno, per tutta la vita, eppure per la maggior parte del tempo non ce ne accorgiamo.
Il respiro procede da solo mentre lavoriamo, camminiamo, mangiamo, dormiamo. Ma basta portargli attenzione per accorgersi di qualcosa di curioso: non respiriamo sempre nello stesso modo. Il ritmo cambia quando abbiamo paura, quando siamo agitati, quando ci rilassiamo o quando finalmente ci sentiamo al sicuro. A volte tratteniamo il fiato senza rendercene conto; altre volte il respiro diventa corto e superficiale, oppure torna spontaneamente più ampio quando una tensione si scioglie.
Non è soltanto una sensazione soggettiva. La respirazione occupa una posizione particolare nel nostro organismo: è regolata automaticamente dal sistema nervoso, ma allo stesso tempo possiamo portarla volontariamente sotto il nostro controllo. Inoltre, le reti cerebrali che regolano il respiro dialogano con quelle coinvolte nelle emozioni e negli stati corporei.
In altre parole, il respiro è davvero uno dei luoghi nei quali corpo, mente ed esperienza si incontrano.
Forse è anche per questo che culture e tradizioni molto lontane tra loro hanno imparato, ben prima della nascita delle neuroscienze, a prestarvi attenzione.



